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CITTA' ALTA NEL DRAMMA

Piazza Grande, affari a picco
Inizia la ritirata degli operatori

Operatori, comincia la ritirata da piazza Grande: la storia di Ivan, arrivato da Milano per aprire uno show-room che ha già deciso di chiudere:  "E' una situazione di crisi verso la quale dovrebbero esserci appoggi, che non arrivano"

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Arezzo, piazza Grande Arezzo, 9 aprile 2008 -Si è arreso. Ha alzato bandiera bianca dal suo show-room di piazza Grande che poi non è neanche il suo. Lo ha preso in affitto. E tra qualche mese restituirà la chiave. Il preavviso lo ha già mandato. Lui, milanese di nascita, gli affari nel sangue e una sconfitta da metabolizzare. "Avrei potuto aprire in via Vittorio Veneto e forse ora sarei qui a raccontare un’altra storia. Invece ho scelto la piazza più prestigiosa, quella potenzialmente più ricca. E ho perso".

 

Ivan Bellardita, per tutti Ivan Bel, se si piazza al computer ti butta giù il design completo di una casa: e in più fa produrre complementi di arredo, acquari, soluzioni moderne, tutte con materiali di alto pregio, e che spesso vanno a braccetto con l’antico. Quell’antico che circonda il suo negozio. Ma ora vive assediato dietro una transenna. "Il rapporto con i lavori è stato drammatico: specie nelle ultime settimane. Le 'sbarre' sono cresciute, chi voleva entrare doveva fare un percorso a ostacoli. Ce l’hanno fatta in dieci". Lui, invece, non ce la fa più. Non ce la fa a vincere la sua scommessa: aprire un nuovo negozio lì dove quasi nessuno lo apre. "Sono arrivato carico di speranze. Mi avevano detto che di gente in piazza non ne arrivava granché. Ma il fascino del luogo è straordinario. E in tutto il mondo queste sono le piazze sulle quali scommettere. Mi sono messo al lavoro: abbiamo costituito un piccolo comitato di operatori, siamo andati dal sindaco".

 

A chiedere cosa? Di muovere le acque. "Sarebbe bastato poco. Organizzare eventi per incentivare le presenze". E qualcuno ne ha pensato davvero, forse nel tempo libero lasciato dal lavoro. "Una fiera di fiori e piante. Un’altra dedicata agli animali Un "weekend di Dumbo", dedicato ai bambini, con le attrazioni di una volta". E se non lo fermi andrebbe avanti per un’ora. E invece non va avanti un minuto di più.

 

Perché le risposte per ora sono mancate, forse anche per la concomitanza del cantiere. O forse perché il coraggio non è diffuso: neanche tra i negozianti. "E’ una piazza alla quale mancano alcuni esercizi chiave. Un panificio, un’edicola, una libreria, una farmacia, un calzolaio". Il cane si morde la coda: loro non aprono perché manca gente, la gente non arriva perché loro non aprono. E così qualcuno chiude: come Ivan Bel. "Faccio mea culpa, avevo sbagliato i calcoli. Ma attenzione: sono in tanti a stringere la cinghia. In tanti che alla sera si chiedono perché mai abbiano aperto. Una situazione di crisi verso la quale dovrebbero esserci appoggi, che non arrivano".

 

Anzi, a volte si è sentito dimenticato. "La stretta ai lavori l’hanno data martedì: dopo tre giorni c’era la Fiera. Era troppo aspettare per non sbarrarci i negozi come hanno fatto?" Domande che restano appese lì, sulle passerelle di fortuna di una piazza in trasformazione. Che presto non sarà più la sua. "Ho saputo che perfino Prada ha rifiutato di aprire un negozio in piazza: evidentemente qualcuno i conti li fa meglio di me". E ora?

 

"Non riapro altrove: ho investito molti soldi in questo progetto e non è così semplice". Mentre parla sbucano, dietro le transenne dei turisti. "Vede? Arrivano, fanno una foto alla finestra della Vita è Bella, fanno finta che Maria butti la chiave anche a loro e se ne vanno". Se insistono la chiave può buttargliela anche lui. Ma lui non è Benigni. E ha anche meno voglia di ridere.

Alberto Pierini

 

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