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Arezzo

IL BLITZ

Chimet: il Pm Rossi va avanti
Un'altra ispezione della forestale

Una decina di uomini della Forestale si sono presentati con un decreto di ispezione. Prelievi con la benna nei campi ai lati dello stabilimento. Si è scavato anche in porfondità alla ricerca di eventuali tracce di inquinanti che non siano solo in superficie

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CHIMET PIU' PM ROSSI Arezzo, 21 marzo 2008 - Stavolta invece dell’elicottero in stile 'Apocalypse now' c’erano le ruspe, grosse benne per scavare a fondo nei veleni (presunti, fino a prova contraria) dei campi intorno alla Chimet. Il Pm Roberto Rossi sferra il secondo colpo del round di boxe col quale sta lavorando al corpo la grande azienda di Badia al Pino e i suoi dirigenti, a cominciare dall’amministratore delegato Sergio Squarcialupi, già raggiunto da un avviso di garanzia per reati ambientali. Non per questo Squarcialupi e la Chimet si arrendono, nè tantomeno vanno al tappeto. La replica non è durissima come la prima volta ('Spettacolarizzazione e spreco del denaro pubblico') ma comunque secca: non c’è niente da scoprire, l’attività di bonifica dai metalli pesanti l’avevamo già avviata noi.

 


Gli uomini della Forestale, una decina, assai meno numerosi che nel primo bliz del 20 febbraio, si presentano davanti ai cancelli dell’azienda di buon’ora, anche se il lavoro di scavo comincia solo nella tarda mattinata. Bloccano le vie d’accesso, deviano il traffico, mettono in strada una grossa ruspa che nel corso della giornata si sposta da un lato all’altro dello stabilimento. Il tutto avviene sulla base di un decreto di ispezione dei luoghi che il Pm Rossi ha firmato mercoledì mattina e che nel corso della stessa giornata è stato notificato alla Chimet e ai suoi avvocati, Roberto Alboni e Silvia Bondi. Sono più o meno le ore nelle quali l’azienda emana un comunicato col quale informa dell’avvio di una procedura di bonifica nei terreni davanti all’ingresso dello stabilimento, contaminati secondo quanto risulta dalle analisi fatte svolgere dalla stessa Chimet.



Poi ieri mattina, a 24 ore di distanza, l’inizio formale dell’ispezione. Arriva anche il Pm Rossi, sorridente e in versione casual (jeans e felpa arancione) coi suoi collaboratori: è la prima volta che il magistrato mette piede nell’azienda che da quasi un mese tiene nel mirino, al blitz del 20 febbraio non c’era. Dallo stabilimento escono i grossi calibri della Chimet, primo fra tutti Sergio Squarcialupi, infagottato in un giubbone con la scritta aziendale. Con lui, sulle stradine bianche che si perdono in mezzo alla campagna, c’è anche l’avvocato Alboni. Inevitabile che i due gruppi, quello del Pm e quello della controparte, si incontrino, quasi si scontrino. Nessuno si gira dall’altra parte, ma non c’è cordialità, piuttosto formale, fredda, educazione. Difficile pensare a qualcosa di diverso in una partita che va avanti da settimane e nella quale ognuno si gioca una fetta importante di credibilità.
Intanto la ruspa fa il suo lavoro. Comincia dai campi davanti all’ingresso e si sposta piano piano lungo il perimetro dello stabilimento.



Non è che il 'bestione' meccanico serva a fare spettacolo, chiariscono fonti inquirenti: più semplicemente è necessaria una benna che scavi a fondo nel terreno, fino a una profondità di cinquanta centimetri, un metro. Il mandato del Pm è infatti di prelevare campioni non solo della superficie ma anche sotto le zolle. L’obiettivo è evidente: verificare eventuali contaminazioni sia sul piano dei terreni che nel cuore di una campagna in apparenza rigogliosa ma forse malata di inquinamento, almeno se l’ipotesi d’accusa della procura dovesse rivelarsi fondata.

 


Cosa sospetta di trovare il Pm Rossi nei campioni che vengono prelevati fino a una distanza di 400 metri dalla recinzione della fabbrica, la cui ciminiera continua indifferente a gettare pennacchi di fumo? Il magistrato ovviamente non parla, ma non ci vuole la lampada di Archimede per capirlo: quegli stessi metalli pesanti che sono stati individuati nelle analisi delle acque di un pozzetto: cadmio, piombo, zinco, mercurio e forse cromo.



È probabile che sia così: lo ammette la stessa azienda che ha avviato la procedura di decontaminazione in seguito ai risultati delle proprie controanalisi. Solo che secondo gli avvocati della Chimet non c’è reato: la bonifica è stata avviata entro le 24 ore previste dalla legge in casi del genere.

 


La guerra della chimica, partita con un blitz da scontro nucleare, diventa un gioco di pazienza. Il Pm Rossi si muove con la consueta prudenza. Un passo dopo l’altro e solo quando il terreno è solido sotto i piedi. Prima quindi le analisi senza valore probatorio di dicembre. Poi, all’esito positivo di quelle, il blitz di febbraio. Ora che arrivano i risultati di questo un altro balzo in avanti. La stessa pazienza con la quale l’azienda gioca la sua partita in difesa. E il fischio finale è ancora lontano.

Salvatore Mannino

 

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