Un nuovo piano urbano della mobilità, da mesi studiato dall'assessore Roberto Banchetti. Una rete che colleghi la Casentinese alla 69 e quest'ultima allo stradone di Pescaiola. Con una variabile: anche Indicatore sarà coinvolto dal maxi-progetto del nodo di Olmo
Arezzo, 12 marzo 2008 - L’autostrada la dobbiamo a Fanfani. Il raccordo lo aspettiamo da Fanfani. La notte, cantava Jimmi Fontana, insegue sempre il giorno, il mondo non si ferma mai un momento ma le novità sono impercettibili. Un nome o se preferite un grado di parentela. Lo zio fa fermare qui l’A1, il nipote è alle prese con la bretella che la ricuc ia meglio con il centro. E che non ce la fa più. "I dati elaorati dagli esperti del traffico sono inequivocabili: il raccordo è uno dei punti di massima criticità". L’assessore Roberto Banchetti da mesi lavora per fare Pum: non con la bocca ma con le carte e poi con l’asfalto. Un nuovo piano urbano della mobilità, un vestito da cucire addosso ad una città che cambia: ed è cambiata.
"Ci sono stati episodi chiarissimi: basta un incidente, un rallentamento, un po’ di neve a paralizzare l’arteria". Terapia? Una sola e chirurgica: il raddoppio. Non due corsie con le auto a sfiorarsi come fidanzati in amore. Ma quattro: due a salire e due a scendere. "Credo che per la circolazione si tratti della prima emergenza". Peccato sia anche l’ultima a non dipendere totalmente dalla nostra volotà e dai nostri soldi. Perché il raccordo è Anas. Anas come la Due Mari: e qui sotto, letteralmente, con la gamma più aggiornata dei gesti scaramantici.
"È una partita da giocare a Firenze e a Roma: ma i numeri ci danno una risposa univoca e un’arma in più da giocare al tavolo delle trattative". Tavolo al quale si siederà l’altro Fanfani, il nipotissimo, meglio se in raccordo, e dalli, con i prossimi parlamentari aretini. Tutti corredati di foto. La circolazione martellante, le cifre della densità: o i flash dell’ultimo blocco. Quindici giorni fa, un camion sbanda, esce di strada: e Arezzo è spaccata dal mondo. Più le ricadute su un altro nodo nevralgico: i due assi paralleli dello Stradone di Pescaiola e della 69. Lì dove niente tra pochi anni sarà come prima. L’apertura dell’interporto è un micidiale 'attrattore' di traffico. Come domarlo?
Le soluzioni sono allo studio. In testa una rete che finalmente colleghi in modo serio la Casentinese alla 69 (un gigante sull’unghia di cristallo del ponticello di Montione) e quest’ultima allo stradone di Pescaiola (non più solo con una traballante scorciatoia 'nana'). Con una variabile nel piatto: anche Indicatore sarà coinvolto dal maxi-progetto del nodo di Olmo. E comunque gli snodi fatali non mancano. Via Tarlati è l’altro. Ma qui la scelta sembra ormai rodata: niente chiusura dell’anello ma realizzazione di una via alternativa agli Archi. "I dati dimostranoche la tangenziale non è in sofferenza e che la richiesta di poterla percorrere interamente da un capo all’altro è quantitativamente ridotta".
Di qui la soluzione: avvicinarne le sorti alla città. La tangenziale finisce sulla casentinese. Da lì parte viale Santa Margherita, magari rinforzato, e sulla sinistra, a ridosso degli attuali benzinai, scatterà la nuova variante. Destinata a tagliare i campi, la Catona, attraversare gli Archi a nord di via Tarlati e riconnettersi con la zona del Garbasso e dei Cappuccini. Una frustata d’asfalto, uno schiocco secco: che con il Pum colorano di fumetto western le frontiere d’asfalto del futuro aretino.
Alberto Pierini
Arezzo al centro dell'attenzione delle telecamere di 'Sereno Variabile', la trasmissione Rai condotta da Osvaldo Bevilacqua. Sabato 15 marzo, alle 17, su Rai Due andrà in onda una puntata dedicata alla città. Una troupe è stata ospite dell'Agenzia per il turismo per realizzare due servizi: sui percorsi d'arte aretini e sulle tradizioni gastronomiche