Italia news
        

Leggi il giornale         Prova GRATUITA

Arezzo

BLITZ DELLA FORESTALE

Chimet, stabilimento sotto assedio
Controlli in tuta bianca e maschera

Sono iniziati i controlli alla Chimet. Gli agenti della forestale sono in tuta bianca a lavoro nello stabilimento per effettuare dei prelievi di fumi e campioni dei forni disposti dal Pm Rossi. L'accusa fa riferimento ad un'ipotesi di violazione del decreto legislativo sulla tutela dell'ambiente

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

chimet Arezzo, 21 febbraio 2008 - Alle 8 di mattina pare di entrare dentro il set di un film anni ’80 stile 'The day After'. E davvero quel pezzo di Valdichiana che sta fra le ultime case di Pieve al Toppo e le prime di Badia al Pino assomiglia a come uno potrebbe immaginarsi il 'giorno dopo' una piccola guerra chimico-nucleare: uomini (e donne) in tuta bianca, con la classica maschera Nbc, mani guantate che frugano dentro mucchi di scorie, posti di blocco ovunque, con gli agenti armati di mitra a tracolla che controllano chi entra e chi esce, fuoristrada della Forestale sulle principali vie d’accesso, addirittura un elicottero che sorvola le ciminiere della Chimet che continuano a fumare, loro sì indifferenti alla mattina di un giorno da cani. Persino la brina che si scioglie nei campi sembra lebbra chimica invece che acqua ghiacciata.

 


Il blitz è cominciato già da tre ore. Le prime avanguardie della Forestale (in tutto una quarantina di uomini impiegati) arrivano allo stabilimento di Badia al Pino prima dell’alba, nel buio delle cinque. Dentro trovano gli operai e tecnici del turno di notte, in una fabbrica che lavora a ciclo continuo, 24 ore su 24. Ma basta il decreto di perquisizione esibito al portiere insonnolito per buttare giù dal letto i pezzi da novanta dell’azienda. Alle cinque e un quarto l’amministratore delegato, Sergio Squarcialupi è già alla Chimet. Giusto in tempo per vedersi notificare l’avviso di garanzia firmato dal Pm Roberto Rossi (sempre lui), lo stesso che ha curato la regia del blitz, firmando il decreto di perquisizione. L’accusa fa riferimento a un’ipotesi di violazione del decreto legislativo sulla tutela dell’ambiente, in sostanza un reato legato all’inquinamento. Un atto dovuto, spiegheranno più tardi fonti di procura, dinanzi a un’operazione di queste dimensioni.



Mentre Squarcialupi e il suo avvocato Roberto Alboni non nascondono sconcerto e rabbia che emergeranno durante la giornata in un comunicato ufficiale, comincia l’ispezione dell’azienda. Fuori gli agenti della Forestale fermano i dipendenti che arrivano a uno a uno per cominciare la loro giornata di lavoro e perquisiscono quelli che escono dopo aver finito il turno. Dentro, le tute bianche un po’ spaziali mettono a soqquadro lo stabilimento, metro per metro. Si rilevano i fumi delle ciminiere, si prelevano campioni dai forni di incenerimento, si controllano i computer. L’elicottero controlla tutto dall’alto. A fine giornata, quasi alle sette di sera, gli inquirenti se ne andranno con borsoni di materiale, compresi back-up dei dischi rigidi dei Pc, dischetti, cd-rom.

 


L’ipotesi è che dentro possano esserci gli indizi di situazioni irregolari (e illegali) nel trattamenti dei rifiuti speciali in cui la Chimet è specializzata. Ogni anno 12 mila e 500 tonnellate autorizzate ufficialmente dalla Provincia con un apposito decreto, cui si aggiungono spesso ulteriori deroghe, tanto che non si sbaglia troppo ipotizzando che lo stabilimento incenerisca circa 20 mila tonnellate. Secondo l’azienda è tutto regolare, come 'risulta dai dati già in possesso dell’autorità pubblica'. Il sospetto alla base dell’inchiesta, che parte sì da un esposto del comitato locale ma anche da attività di indagine autonoma, è invece che non tutto sia a posto. E nello smaltimento dei forni e nell’afflusso dei rifiuti. Ma ci vorranno giorni e giorni per capire chi abbia ragione. Almeno una settimana per verificare il materiale informatico e aspettare i risultati delle analisi. Poi può succedere di tutto: che i dubbi degli inquirenti si rivelino infondati così come che si aprano scenari critici per il futuro dell’azienda.



La chimet, d’altronde, è da mesi in piena bufera. Un muro contro muro che oppone la società ai comitati ambientalisti, ai verdi e a Rifondazione, con polemiche che hanno lambito il Comune di Civitella e la Provincia. La Chimet chiede di raddoppiare, e oltre, la propria capacità produttiva: da 12.500 tonnellate a 30 mila. Gli ambientalisti, in attesa di ridiscutere lo status quo, vogliono fermare almeno l’ampliamento. Uno scontro che attraversa trasversalmente lo stesso schieramento di sinistra: ecologisti di Rifondazione contro operai (sono 120 in tutto, schierati toto corde con l’azienda) dello stesso partito. L’ultima fiammata l’hanno alimentata i dati del consigliere regionale verde Fabio Roggiolani su un aumento dei tumori nella zona, una polemica che ha finito per coinvolgere la Usl e la politica, mentre la Chimet tagliava corto sdegnata.
Ora il blitz che cambia le carte in tavola. Ma come?

Salvatore Mannino

 

LA FOTO DEL GIORNO

La tradizione contadina

La tradizione contadina
a favore della solidarietà

L'associazione O.A.S.I., insieme al comitato della Civiltà Contadina di Ruscello, sta rimettendo a posto un vecchio trattore da donare all'associazione 'Libera', che coltiva terreni confiscati alla mafia