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IL COMMENTO

La libertà che uccide

Da una parte le polemiche, il maledetto tritume del «dopo» di ogni tragedia che, ogni volta, ci sbatte in faccia la certificazione di un’irresponsabilità diffusa, il fantasma inafferrabile... Il commento del direttore Giuseppe Mascambruno

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Il direttore de 'La Nazione'  Giuseppe Mascambruno (FOTOFEN) DA UNA PARTE le polemiche, il maledetto tritume del 'dopo' di ogni tragedia che, ogni volta, ci sbatte in faccia la certificazione di un’irresponsabilità diffusa, il fantasma inafferrabile di un’inefficienza e di un menefreghismo che allarga sempre di più i suoi confini. Un tempo solo nazionali, oggi più che mai globali. Dall’altra l’umanità straziante e pietosa della nostra gente, colpita nell’intimità dei suoi affetti privati eppur così generosa nello straordinario senso pubblico di appartenenza a una comunità indifesa e offesa.

 

Due mondi sempre più lontani, verticalmente divisi da due modi completamente diversi di interpretare l’etica pubblica in questa interminabile stagione impastata e impestata di egoismo, cupidigia, vanità. Il treno della morte di Viareggio è un simbolo di questo tempo: binari e motrice italiani, convoglio di cisterne immatricolate in Polonia, società di gestione austriaca che affitta le carrozze a mezzo mondo. In questo puzzle si smarriscono le ragioni di valori universali che si chiamano sicurezza, rispetto del prossimo, responsabilità appunto. Al soggetto X spetta la manutenzione, al soggetto Y la verifica, al soggetto Z il controllo. Ma, alla fine, sotto l’etereo patrocinio di un’Europa efficiente e solidale solo nella moltiplicazione delle sue cervellotiche farraginosità burocratiche, tutti sono in grado di sfuggire a tutto.

 

ORA SI DICE quel che il buonsenso dovrebbe imporre da sempre: bisogna rivedere le norme dell’Unione Europea che (non) regolano i trasporti nel territorio comunitario; bisogna rivedere le applicazioni nazionali di quelle direttive; bisogna rivedere gli standard di sicurezza domestici e comunitari. Un sacco di cose si dovranno rivedere. Come un sacco di cose, europee e nazionali, dovevano essere già riviste, per esempio, dopo le tragedie provocate dai Tir che soprattutto dall’Est ex comunista, sono arrivati e continuano ad arrivare in Italia in condizioni da terzo mondo. O di fronte alle quotidiane violazioni che si giustificano in nome di una libertà di circolazione delle persone e delle merci. Che, in queste condizioni, senza controlli e controllori ben stabiliti e identificati, rischia ogni giorno di più di diventare, libertà di fare il proprio comodo. Fino al punto di uccidere.
giuseppe.mascambruno@lanazione.net










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