THIMOTY EGAN è un ex giornalista, oggi accreditato come autorevole editorialista del New York Times, che si autodichiara «italiano cittadino onorario» al punto che, bontà sua, ha persino fatto studiare i figli nel nostro Paese. Un vero eroe. Sostenuto da questa premessa ruffiana, alla vigilia della prima deposizione della connazionale Amanda Knox al processo per l’omicidio di Meredith Kercher a Perugia, ha vergato un sobrio editoriale dal titolo equilibrato: «Una innocente all’estero».
In cui Egan non ha avuto un dubbio al mondo su cosa scegliere tra l’orgoglio nazionale e il peloso affetto per l’Italia e i suoi presidi democratici. Non solo giudiziari. Amanda è innocente, vittima di un procuratore italiano potente, ossessionato e carrierista, perseguitata e rovinata da «un giornalismo da avvoltoi e una pubblica accusa sciatta».
Se questa è la serenità di approccio di un signore che non rischia trent’anni di galera e ha la pensione al sicuro, come può sorprendere che Amanda, studentessa a carico della famiglia e dal futuro quanto meno incerto, tiri diritto nella sua linea difensiva sostenendo anche di essere stata picchiata in questura?
Lasciando da parte il merito dello svolgimento processuale, in questa vicenda ci sono tutte le contraddizioni culturali di un irrisolto autolesionismo patrio che autorizza molti osservatori stranieri a guardare all’Italia ancora con il paraocchi di mafia, pizza e mandolino. Si può provare, una volta tanto, a scrollarsi di dosso le pur amate macchiette di Sordi e Villaggio, e a dire almeno che non se ne può più? Bene ha fatto il procuratore Mignini a non reagire alle provocazioni. E ancor meglio ha fatto il Sap, il sindacato autonomo di polizia, ad annunciare denunce e querele contro la signorina Knox.
Ieri a Firenze, la città si è svegliata con il terribile incubo di una diciottenne, anch’essa studentessa americana, che nella notte aveva denunciato di essere stata stuprata a due passi da Piazza Signoria, per giunta sotto il naso dei vigili urbani. L’allarme è durato poche ore: alla fine la ragazza, smaltiti gli ultimi residui di alcol, è crollata rimangiandosi tutto.
Pur restando alla larga dalla tentazione di sciocche generalizzazioni, come fa anche Egan nel suo furente attacco all’Italia, quella dei giovani americani ubriachi sorpresi anche a orinare nella fontana del Nettuno, questa sì in piena Piazza Signoria, è diventata una storia di insopportabile mancanza di rispetto. Se proprio dobbiamo prendere lezioni dagli americani, almeno siano lezioni di civiltà. E non di Far West da importazione. Altrimenti anche a noi può scappare un titolino sobrio sobrio da segnalare a uso e consumo delle riflessioni patrie di Egan: «Un indecente dall’estero».
giuseppe.mascambruno@lanazione.net