Cara Nazione, passano gli anni e si susseguono i provvedimenti dei vari Governi, eppure il fenomeno degli sbarchi degli immigrati sulle coste italiane sembra più che mai lungi dall’essere risolto... La risposta del vicedirettore de 'La Nazione', Mauro Avellini
Firenze, 26 settembre 2008 - Cara Nazione, passano gli anni e si susseguono i provvedimenti dei vari Governi, eppure il fenomeno degli sbarchi degli immigrati sulle coste italiane sembra più che mai lungi dall’essere risolto. A parte gli indubbi problemi di ordine pubblico che una simile realtà comporta, e quelli logistici riferiti alla necessità di dover gestire l’incessante flusso di persone, c’è da rimarcare, a mio avviso, un non secondario aspetto legato all’immagine internazionale del nostro Paese: l’Italia, infatti, appare come uno Stato-gruviera, pieno di buchi attraverso i quali è fin troppo facile passare indisturbati e senza controllo. Possibile che non esista un sistema certo per definire, anche nell’interesse di tanti disperati che arrivano qui sognando un’esistenza migliore, simili vicende? Serve una iniziativa forte, anche perché dietro certi traffici si nascondono organizzazioni malavitose che vanno fermate. Arrivano (se arrivano) donne, bambini che una volta giunti in Italia finiscono nelle mani di personaggi senza scrupoli. Bisogna fermare questo scandalo.
Mario R., Grosseto
Risponde il vicedirettore de 'La Nazione', Mauro Avellini
L’ultimo allarme sul fronte dell’immigrazione clandestina è quello del rischio di una possibile tratta internazionale delle donne: negli ultimi mesi, quelli estivi, le autorità italiane hanno constatato una radicale modifica negli arrivi: sbarcano sempre meno uomini e, invece, sempre più donne, spesso giovani o giovanissime. Si teme, dunque, dietro al fenomeno, la presenza di vere e proprie organizzazioni, in qualche caso già accertata. L’Europa insegna che una simile situazione è gestibile soltanto con accordi internazionali, in questo caso con i paesi frontalieri del Mediterraneo. Aiuti economici e nuova occupazione sul posto, a fronte di una riduzione del carico di disperazione sulle nostre coste. Molto è stato fatto, ad esempio con la Libia, molto resta ancora da fare.
La risposta del vicedirettore de 'La Nazione', Mauro Avellini