Giovani, belli e appassionati di bici amatoriale, così erano descritti i due giovani conviventi da chi li conosceva. Eppure qualcosa di ancora troppo misterioso si è abbattuto su quella giovane coppia: lei trovata morta con i vestiti addosso, sul letto del suo appartamento a Sansepolcro (Arezzo) completamente in ordine. Lui scomparso e irraggiungibile telefonicamente
Sansepolcro (Arezzo), 23 agosto - Per tutti quelli che li conoscevano erano come i fidanzatini di Peynet: giovani, belli, innamorati, persino accomunati dalla stessa passione, la bici amatoriale. Lei l’ha trovata la madre alle undici di mattina, sdraiata sul letto, morta, ancora col collo segnato dalle mani che l’hanno strangolata. Di lui invece non c’è traccia. Sparito, come un fantasma, come uno inseguito da un rimorso che non gli dà tregua. E’ stato lui ad uccidere? E’ stato lui a stringere la presa attorno alla gola del suo amore? I carabinieri lo hanno cercato per tutto il giorno e continuano a cercarlo. Il sottinteso è fin troppo ovvio, anche se è impossibile avere certezze in questa primissima fase dell’indagine.
Il capitano Di Matteo, comandante della compagnia di Sansepolcro ha persino rivolto un appello a chiunque abbia notato o possa notare una Seat Ibiza rossa targata BV 598 XY. E’ quella l’auto con la quale Luca Ferri, 26 anni, si è allontanato dall’appartamento in cui è rimasto solo il corpo di Silvia Zanchi, appena 23 anni, la fidanzata di una vita. Cosa possa essere successo dopo è un mistero. Può essere che Luca sia scappato, può essere che divorato dal dolore di un attimo di follia abbia scelto anche lui di farla finita (ipotesi che i carabinieri non scartano affatto), può essere persino (ma è uno scenario residuale allo stato attuale delle indagini) che con questa storiaccia non c’entri niente, che fosse fuori di casa, che non abbia ancora saputo niente. In questo puzzle tutto da comporre si inserisce pure una tessera che non torna. Nella tarda serata di ieri, ad Anghiari, paese di origine di lui, è stato trovato il cadavere di un trentenne che si è impiccato. E’ un’altra storia, garantiscono gli inquirenti. Quella di Silvia e Luca comincia ufficialmente intorno alle undici del mattino, quando la madre di lei, Fabrizia, si precipita nella casa di via delle Città Gemellate, a Sansepolcro, in cui i due fidanzati vivono insieme da dicembre, in attesa del matrimonio che stanno già progettando. La figlia non ha mai risposto al telefono, ma certo neppure la madre si aspetta quel che si trova davanti in camera da letto: Silvia ormai fredda, seppure vestita, i segni bluastri sul collo. Il medico del 118 si rifiuta di firmare il certificato di morte: questo non è un decesso naturale. Il resto è il classico scenario di un omicidio. I periti della medicina legale di Siena, giunti a metà pomeriggio, datano la fine di Silvia alle undici e mezzo-mezzanotte. Quel che sia successo si può soloprovare ad immaginarlo in attesa che si sappia che fine ha fatto Luca. E’ possibile che ci sia stata una lite, magari il classico scontro fra innamorati, che in un attimo di smarrimento e di rabbia una mano si sia stretta troppo attorno al collo, che quando la coscienza è tornata fosse ormai troppo tardi. Poi, forse, il rimorso, un dolore sordo per l’eutanasia di un amore, la fuga lontano dalla memoria e a caccia dell’oblio.
Di certo, dicono all’unisono vicini, amici e parenti, Silvia e Luca non litigavano mai. Non c’erano mai stati segni di gelosia, non c’erano mai stati screzi, almeno in pubblico. La classica coppia invidiata da tutti, anche se la vita non era mai stata facile: operai entrambi, lui in un nastrificio, lei in un maglificio, si guadagnavano il futuro passo passo, a costo di sacrifici. Per pagare la casa che avevano comprato e nella quale Silvia è stata strangolata, la ragazza lavorava come cameriera in un hotel durante il week-end. I fidanzati frequentavano un circolo cicloturistico di Anghiari, la 'Dynamis': lui è un bell’atleta, lei dava una mano nell’organizzazione. Sempre insieme anche nell’ultima vacanza, pochi giorni fa, sulla riviera adriatica, pare. Chi l’avrebbe pensato allora che Silvia sarebbe finita strangolata e Luca l’unico sospettato?
Salvatore Mannino e Federico D’Ascoli