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L'INFERNO AFRICANO

Somalia, italiani rapiti: "Stanno bene"
Stabilito un contatto con i banditi

I due volontari prelevati insieme a un tecnico locale sembrano stare bene e sembrano non aver subito alcuna violenza. Si avalla l'ipotesi che si tratti di un rapimento a scopo di estorsione. La mediazione probabilmente sta  utilizzando il canale degli 'elders', i vecchi saggi locali

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Scontri in Somalia Mogadiscio, 22 maggio 2008 - Due cooperanti italiani ed un somalo sono stati rapiti ieri poco dopo l'alba in una piccola località a 70 chilometri a sud di Mogadiscio. Le ricerche sono scattate subito e col massimo impegno in collaborazione tra autorità somale e diplomazia ed intelligence italiani. Appare certo che siano stati già avviati contatti, i rapiti risultano stare bene, e sembra non abbiano subito violenze. Probabilmente si tratta di un rapimento a scopo di estorsione, piaga sempre più drammatica in una Somalia ormai sconvolta dalla guerra civile. Sia le fonti ufficiali che le famiglie dei sequestrati invitano alla prudenza, a tenere 'basso profilo' per facilitare la mediazione, che probabilmente sta utilizzando il consueto canale degli 'elders', i vecchi saggi locali, in grado di fare da ponte con i banditi senza suscitare la loro diffidenza.

 

I rapiti italiani sono Giuliano Paganini, 64 anni, pistoiese, un agronomo di grande esperienza, moltissimi anni spesi in missioni di cooperazione in Africa da dove la figlia Valentina, 30 anni, era rientrata da poco. Con lui è stato portata via Iolanda Occhipinti, ragusana, 51 anni, due figli, da ragazza una speranza della pallacanestro, poi una vita dedicata alla cooperazione. Non a caso un anno fa le era stata conferito il cavalierato per la solidarietà. Sono stati prelevati nella loro casa-ufficio di Awdigle, poco prima delle 6,30 (le 5,30 in Italia) da un gruppo di uomini armati giunti su tre camionette. I banditi hanno portato via i due ed il loro collega somalo Abderahman Yusuf con gli occhi bendati. Rubati anche alcuni computer.

 

Le tre persone sequestrate lavoravano per una ong italiana, la Cins (Cooperazione italiana Nord sud, fondata 20 anni fa), e curavano un progetto per la razionalizzazione ed il rilancio agricolo del Basso Shabele. Un progetto finanziato dalla cooperazione italiana e dall'Ue, ma gestito dalla Fao, che aveva scelto la Cins per l'intervento. Un'operazione iniziata lo scorso marzo: Paganini l'agromono, la signora Occhipinti l'amministratrice, ed il somalo capo progetto sul posto. Il premier somalo Nur Hassan Hussein, raggiunto ieri a Nairobi dove era in visita, dalla grave notizia nelle primissime ore di ieri, si è immediatamente attivato per cercare tutti i possibili contatti utili. E probabilmente la sua azione tempestiva ha fatto guadagnare tempo prezioso. Si spera in una soluzione rapida, anche se occorre prudenza. Ma soprattutto si spera - ma pare sia quasi certo - che si tratti di un gesto di criminalità per così dire comune, non cioé politico, mirante a colpire l'Italia in quanto uno dei Paesi più schierati a difesa del nuovo corso governativo somalo.