Armati di mazze da baseball con scritte fasciste, cinque giovani di Figline Valdarno, in provincia di Firenze, hanno aggredito in piazza due kosovari: "In Italia non c'è posto per voi"
Firenze, 8 maggio 2008 - Sguardi in cagnesco, carichi di rancore, una serie di vaffa, parole roventi, in un crescendo xenofobo: "Che cosa avete da guardare? Qui ci siano noi, andatevene a casa stranieri di m...". Martedì notte a Figline Valdarno una discussione tra cinque italiani e due kosovari si è accesa fino a una resa dei conti che stava per avere un epilogo drammatico. Decisivo l’intervento dei carabinieri che, interrotta la caccia all’extracomunitario e arrestati due degli aggressori italiani, sembrano sul punto di identificare gli altri tre. In manette e poi agli arresti domicliari sono finiti un operaio di 23 anni, già sottoposto a sorveglianza speciale per vicende di droga, e un disoccupato 24enne con precedenti per reati contro il patrimonio.
L’Arma ha sequestrato ai due i corpi di reato: due mazze da baseball, una delle quali spaccata, roteate dai responsabili per picchiare a sangue i kosovari, lo stesso di cui uno dei fermati aveva ancora imbrattate le mani. La vicenda ha anche un risvolto pseudopolitico: su una mazza è scritto ‘Dux Mussolini’, sull’altra un motto fascista: ‘Molti nemici, molto onore’. Ore 22.30 circa in piazza Serristori, a Figline, paese di poco meno di 17mila abitanti del Valdarno superiore. La piazza è ogni sera punto di ritrovo di giovani calmi e meno calmi, alcuni con precedenti. Ci sono già state denunce per episodi penalmente rilevanti.
Aggrediti verbalmente, due giovani kosovari di 26 e 28 anni, operai, regolari, capiscono la mala parata quando un paio di giovani che si fanno minacciosi e si preparano a passare alle vie di fatto, imbracciando le due mazze da baseball. Volano i colpi, ma per fortuna qualcuno avverte tempestivamente il 112. Pattuglie del radiomobile intervengono con rapidità. Sul posto i militari trovano alcune persone. Una, soprattutto, dà indicazioni precise sulle identità del gruppetto di assalitori che hanno avviato il pestaggio, cinque, fuggiti al suono delle sirene delle gazzelle dell’Arma. Una pattuglia si dirige in via Copernico, a un chilometro e mezzo dal luogo dell’aggressione, e individua alcune persone di cui dev’essere verificata la posizione. Testimoni o possibili responsabili? Un’altra addirittura intercetta e si accoda a una Renault Scenic con due giovani a bordo. Sanno già di chi si tratta e che cosa potrebbero aver fatto.
Viene fatta convergere sul posto una gazzella: quando i due occupanti della Scenic scendono dalla macchina per salire in tutta fretta nell’abitazione di uno dei due, trovano ad attenderli i carabinieri. Salvatore Massone, 23 anni, operaio e Francesco D’Alterio, 24, al momento senza un’occupazione fissa, hanno due mazze da baseball. I carabinieri notano che il primo ha le mani insanguinate. Ce n’è abbastanza per portarli in caserma dove trovano i due kosovari che dopo essersi fatti medicare (10 e 8 giorni di prognosi) riconoscono, pare senza incertezze, i due. Ci sono poi un paio di testimonianze, una in particolare che inchiodano Massone e D’Alterio, quanto meno circa la loro presenza sul posto dell’aggressione ai due extracomunitari. I carabinieri li dichiarano in arresto per le lesioni personali aggravate dall’uso di armi improprie, della particolare violenza e per aver partecipato all’aggressione con un’azione di gruppo.
Viene inoltre contestata la violazione dell’articolo 3 della legge 654/75, norma che «punisce chi in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale, o etnico». Portati ieri mattina davanti al giudice Masi per il processo per direttissima, Massone e D’Alterio sono già agli arresti domiciliari. L’arresto - obbligatorio in considerazione dell’aumento di metà o due terzi della pena prevista dal codice per questi reati in caso di riconosciuta colpevolezza - è stato convalidato. I legali dei due (gli avvocati Letizia Santini e Matilde Gabrielli) hanno però chiesto i termini a difesa per poter preparare al meglio le loro difese. L’udienza è stata fissata al 12 giugno.
Gigi Paoli, Giovanni Spano