Firenze, 25 aprile 2008 - Ogni volta che una donna subisce violenza si ripetono le solite dichiarazioni di sdegno e di condanna e si invocano inasprimenti delle pene o provvedimenti contro gli immigrati irregolari, dimenticando che ci sono anche violentatori di casa nostra. Ma il punto vero è un altro: bastano leggi più severe per fermare gli stupri? Sottopongo a lei questo interrogativo al quale non so dare una risposta precisa.
Letizia Corsi
Livorno
Risponde il direttore de 'La Nazione', Francesco Carrassi
Le leggi non bastano se non ci sono anche processi rapidi, condanne adeguate e certezze delle pene. Ma l’interrogativo che pone la lettrice va probabilmente oltre. Il fenomeno delle violenze alle donne ha assunto dimensioni e aspetti preoccupanti. I protagonisti sono, spesso, extracomunitari irregolari, a volte sono italiani ma anche stranieri che vivono o lavorano nel nostro Paese. Le vittime sono donne italiane, straniere che vengono in Italia per studi o per turismo, extracomunitarie regolari e irregolari. Insomma la violenza non ha confini e non ha colori. Sicuramente servirebbero pene più severe, magari accompagnate, dopo che vengono scontate, dall’obbligo di attività sociali di renserimento, ma occorre anche una presa di coscienza culturale per cambiare mentalità, costumi, usi e abusi. Il carcere, del resto, arriva dopo che lo stupro è stato consumato. Bisogna fare il possibile, invece per evitare e impedire le violenze. Come dimostrato da episodi recenti appare fondamentale anche la collaborazione dei cittadini: anzichè voltarsi dall’altra parte, una telefonata tempestiva alle forze dell’ordine può rivelarsi decisiva.
Il direttore de 'La Nazione', Francesco Carrassi