Roma, 9 aprile 2008 - L'immagine che vedete è stata diffusa dagli esuli tibetani ed è stampata sull'annuario del comitato che tutela i diritti umani dei deportati politici. ''I cinesi l'hanno già fatto nel 2003 e adesso ci riprovano''.
IL BOICOTTAGGIO
Il premier della Gran Bretagna, Gordon Brown, non sarà presente alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino il prossimo 8 agosto. E' quanto riferito dalla Bbc. La decisione di Gordon Brown è stata confermata dall'ufficio del primo ministro, al numero dieci di Downing Street.
Secondo la Bbc, nonostante la scelta di non esser presente alla cerimonia dell'8 agosto Brown avrebbe intenzione di assistere comunque alla serata conclusiva dei Giochi. Dal mese scorso, dopo la sanguinosa repressione di una serie di proteste di piazza in Tibet, la Cina è oggetto delle critiche di molti governi e ong occidentali impegnate nella difesa dei diritti umani.
In molti Paesi si discute dell'ipotesi di un boicottaggio delle Olimpiadi a livello politico. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha dichiarato che deciderà se presenziare o meno alla cerimonia inaugurale dei Giochi sulla base degli sviluppi della situazione in Tibet. Nei giorni scorsi il passaggio della fiaccola olimpica a Londra e Parigi è stato accolto dalle proteste e dalle contestazioni degli attivisti, tibetani ma soprattutto militanti di ong impegnate nella difesa dei diritti umani.
Un portavoce del primo ministro britannico ha sottolineato che la presenza di Brown alla cerimonia dell'8 agosto "non è mai stata in discussione". Nella "posizione" del premier, dunque, non ci sarebbe "alcun cambiamento".
Sabato scorso Brown aveva ribadito la decisione di recarsi a Pechino per le Olimpiadi. Paese organizzatore dei prossimi Giochi, nel 2012, la Gran Bretagna ha finora sostenuto la necessità di considerare in modo distinto sport e politica e si è così opposta a un boicottaggio di Pechino 2008.
Nel Regno Unito, come in altri Paesi europei, parti consistenti dell'opinione pubblica sembrano guardare con favore a una qualche forma di boicottaggio dei Giochi cinesi.
Occupato dall'esercito di Mao Tse-Dong nel 1950, il Tibet gode almeno formalmente di uno status di autonomia. I vertici della Repubblica popolare accusano il Dalai Lama, leader spirituale della regione, di aver organizzato i disordini del mese scorso con l'obiettivo di screditare Pechino e favorire un progetto di tipo separatista
SAN FRANCISCO
In conseguenza delle proteste contro il governo di Pechino e a sostegno dell'indipendenza del Tibet, il percorso della torcia olimpica, al suo arrivo a San Francisco, unica tappa nordamericana in vista dei Giochi dell'8 agosto, è stato ridotto in maniera significativa rispetto ai 10 chilometri previsti. Lo ha reso noto la polizia della città californiana. Inoltre tre dei corridori che avrebbero dovuto partecipare alla manifestazione, hanno dato forfait.
Alla vigilia della staffetta della fiamma olimpica, centinaia di manifestanti hanno invaso le strade di San Francisco in segno di protesta contro la repressione in Tibet. Dopo i disordini di Londra e Parigi, il corteo della città californiana è stato pacifico.
Alcuni dimostranti erano avvolti nella bandiera tibetana, altri portavano striscioni con slogan come 'Vergogna Cinà. Un gruppo di manifestanti ha poi protestato sotto il consolato cinese di San Francisco, l'unica città statunitense dove è previsto il passaggio della fiaccola olimpica. Molte organizzazioni umanitarie e associazioni che si occupano della tutela dei diritti umani hanno annunciato manifestazioni per domani, quando la fiamma attraverserà la città. Alla mobilitazione ha partecipato anche Richard Gere, da anni impegnato nella causa tibetana, e del Premio Nobel per la Pace Desmond Tutu.
GLI ARRESTI A LHASA
Il presidente del Tibet, Qiangba Puncog, ha reso noto che sono 953 le persone arrestate a Lhasa, in Tibet, in seguito alle proteste anticinesi delle scorse settimane. Mandati di arresto, di solito preludio all' apertura di un procedimento giudiziario, sono stati spiccati contro 403 dei detenuti.
Chi ha partecipato alle violenze è ''una piccola minoranza'', spiega il presidente annunciando che esiste una lista di 93 persone considerate ''responsabili'' delle violenze, ma che solo 22 di queste sono state arrestate.
LA TORCIA IN TIBET
Il governo cinese ha inoltre confermato la decisione di far passare - il 20 e 21 giugno - la fiaccola olimpica da Lhasa la capitale del Tibet, nonostante i morti e i disordini della rivolta iniziata il 10 marzo. Qianba Puncog dice di essere ''personalmente responsabile'' del ''tranquillo procedere'' della fiaccola nella tormentata regione.
Per il presidente le proteste all'estero per il trattamento dei tibetani e per la situazione dei diritti umani in Cina sono condotte ''da un pugno di individui'' seguaci della ''cricca del Dalai Lama: la maggioranza del popolo tibetano - ha aggiunto Puncog - e' orgogliosa delle Olimpiadi di Pechino e sara' felice di accogliere la fiaccola''.
BUSH E SARKOZY
La fiaccola dell'Olimpiade si trasforma in un cerino acceso per i leader dell'Occidente, impegnati a non farsi scottare dalle polemiche interne, sollevate da chi rimprovera loro di non fare valere i valori della democrazia e di piegarsi al gigante cinese. Alla vigilia della staffetta olimpica a San Francisco e delle attese proteste, George W. Bush e Nicolas Sarkozy hanno fatto sapere di non escludere la loro assenza alla cerimonia di apertura dei Giochi.
Nella città californiana, sesta tappa del tour mondiale, già si pensa a cambiare itinerario alla staffetta olimpica per evitare le proteste anti-cinesi. Il sindaco, Gavin Newsom, si è detto fiducioso che non si ripeteranno gli incidenti di Londra e Parigi ma ha dovuto ammettere che è stato mutato il percorso della staffetta, circa dieci chilometri sul lungomare: "Non sono così ingenuo da pensare che questo evento non sia sentito intensamente da entrambe le parti", ha detto, riferendosi ai manifestanti e alla comunità cinese locale, la più grande negli Stati Uniti". "Il percorso non è fissato - ha aggiunto Newsom - continuerà a cambiare finchè la torcia non sarà passata. E cambierà, se necessario, anche durante la staffetta".
Dopo gli incidenti in Europa, Pechino è passata al contrattacco e ha avvertito: "Nessuna forza potrà fermare la staffetta della torcia olimpica. Il suo percorso andrà avanti - ha detto il portavoce del comitato organizzatore Sun Weide - con l'inarrestabile sostegno dei popoli di tutto il mondo". Il ministero degli Esteri ha usato toni più formali: "Condanniamo con forza la volontaria interruzione della staffetta da parte di forze separatiste al servizio della cosiddetta indipendenza tibetana".
La staffetta si è colorata di giallo quando ha cominciato a circolare la voce di un annullamento delle tappe successive a quella americana. In un'intervista al Wall Street Journal il presidente del CIO l'ha escluso: "Non è in questione un annullamento delle tappe", ha precisato Jacques Rogge. Al vertice di giovedì a Pechino si tratterà solo di "valutare il percorso fatto finora".
Per Nicolas Sarkozy gli incidenti di Parigi sono stati "uno spettacolo triste per tutti" e il ministro degli Esteri, Bernard Kouchner, ha affermato che gli assalti potrebbero essere controproducenti per la causa tibetana. Lo stesso presidente francese però, ha collegato la sua presenza alla cerimonia inaugurale dei Giochi di Pechino al dialogo tra la Cina e il Dalai Lama. "Sulla base della ripresa di questo dialogo deciderò le condizioni della nostra partecipazione", ha spiegato ai giornalisti a Cahors, nel sud-ovest della Francia.
E più tardi la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, ha fatto sapere che Bush potrebbe "ripensare" alla propria partecipazione alla cerimonia di apertura.
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