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DRAMMA A MASSA MARITTIMA

Massacra l'amica in casa
e poi si confessa a un frate

Voleva uccidere la donna con cui aveva trascorso la serata. E se ne è andato dalla casa convinto che fosse morta. In carcere è finito  un 32enne di Tatti, per  tentato omicidio volontario di una  tedesca 57enne,  salvata in extremis dagli uomini della squadra mobile di Grosseto

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AMBULANZA Firenze, 3 aprile 2008 - Voleva uccidere la donna con cui aveva appena trascorso la serata. E se ne è andato dall’appartamento convinto che lei fosse morta.

Non ha dubbi il pubblico ministero di Bologna, Valter Giovannetti, sulla volontà di uccidere di Manuel Bettola, il trentaduenne di Tatti, finito in carcere con l’accusa di tentato omicidio volontario di una donna tedesca di 57 anni, B.S., che è stata salvata in extremis dagli uomini della squadra mobile di Grosseto.

 

Martedì mattina intorno alle 7 Bettola, che vive a Tatti, una piccola frazione di Massa Marittima, si è presentato al convento San Domenico a Bologna e lì ha raccontato ad un frate di avere commesso un omicidio la sera precedente. Il religioso gli ha suggerito di rivolgersi subito alla polizia. E così ha fatto. Davanti agli agenti ha riferito che avrebbero trovato il corpo della donna al primo piano di una villetta alle porte del paese.

 

Da Bologna sono stati allertati i colleghi di Grosseto. E nell’appartamento gli uomini della Mobile hanno trovato la vittima in stato semicosciente, nella sua camera da letto.

 

"Aveva ecchimosi su tutto il corpo — ha riferito il vicequestore aggiunto di Grosseto, Patrizio Canale Parola — e dalle radiografie sono risultate quattro costole fratturate, oltre a una lesione interna". E’ stata operata d’urgenza all’ospedale Sant’Andrea di Massa Marittima. Le sue condizioni sono gravi, ma non è in pericolo.

Ricorda poco, però, di quanto avvenuto lunedì sera in casa sua. La sua versione collima con quella del ragazzo sulla cena insieme, cui è seguita la visione del film in dvd Babel. Di che cosa è avvenuto dopo, la vittima non ricorda niente.

 

Mentre il giovane ha raccontato di avere respinto le avances della donna — che conosce bene, perché in passato ha avuto una relazione con la figlia — intorno alle ventidue, mentre stavano guardando il film. E di avere reagito soltanto quando lei, stanca di essere respinta, lo ha minacciato con un coltello da cucina.

 

Allora Bettola l’avrebbe presa a pugni, disarmata, gettata a terra e afferrata al collo, stringendo il più forte possibile. Poi è uscito, convinto di averla uccisa. Ha raggiunto Bologna in auto col padre, ha dormito alcune ore in una pensione e la mattina ha confessato.

"La sua versione, però, non convince — commenta il pm Giovanetti — anche perché nell’abitazione sono state trovate sedie rotte e tracce di sangue all’interno della cucina. Difficile spiegare perché la donna sia poi stata trovata nella camera al primo piano".

Cristina Rufini